«A quanto pare sono il capo dell’ultima famiglia reale di Francia. L’ho scoperto leggendo Le Monde, tra una tazza di tè e l’altra». Così il patron del colosso del lusso Lvmh, Bernard Arnault, in un messaggio pubblicato sul profilo X dal servizio stampa del gruppo, replica con ironia all’inchiesta del quotidiano francese pubblicata venerdì scorso, negando le insinuazioni su presunte «rivalità» per la successione tra i suoi cinque figli: Delphine e Antoine Arnault, nati dal suo primo matrimonio, e Alexandre, Frédéric e Jean dal secondo.
«I miei figli mi hanno chiesto se, d’ora in poi, dovranno farmi la riverenza», scherza Arnault, prima di affondare la stoccata contro il quotidiano parigino: «Chi scommette sulla frattura di una famiglia per vendere giornali dovrà aspettare a lungo». Il mandato del fondatore e primo azionista del gruppo, oggi 77enne, scadrà infatti nel 2034 e, a chi durante l’assemblea annuale dello scorso aprile aveva chiesto della successione, Arnault ha suggerito di riporre la domanda «tra sette o otto anni».
«Nel mondo reale, i miei figli dirigono delle maison, guidano dei team, prendono decisioni e, sacrilegio, si telefonano la domenica», ha aggiunto. E anche se al momento non è stato ancora individuato un successore, i figli sono tutti alti dirigenti del gruppo e quattro di loro siedono anche in consiglio. Due, Antoine Arnault e Delphine Arnault, fanno parte del board esecutivo.
La replica di Bernard Arnault arriva in concomitanza con la pubblicazione dei risultati finanziari, che vedono i ricavi dei primi sei mesi raggiungere i 38,6 miliardi, in calo del 3% (a cambi correnti) ma con una crescita organica del 2%, oltre le attese degli analisti. Il gruppo ha dimostrato resilienza soprattutto «in un contesto geopolitico ed economico ancora instabile, amplificato dal conflitto in Medio Oriente», si legge in una nota. La crescita è accelerata nel secondo trimestre, con ricavi a 19,5 miliardi e un aumento organico del 3%. Ammonta a 8,7 miliardi l’utile operativo (con un margine che si è mantenuto al 22,5%) e a 5,7 miliardi l’utile netto, mentre il free cash flow si attesta a 4,1 miliardi.
A trainare i risultati è soprattutto il Fashion & Leather Goods, che interrompe la serie negativa con il primo trimestre in crescita dopo due anni, e la gioielleria, grazie alle linee iconiche di Tiffany e Bvlgari. Segnali di recupero arrivano dagli spirits, mentre Sephora continua a crescere a doppia cifra. Tra le geografie accelerano gli Stati Uniti e l’Asia, mentre l’Europa dimostra una buona capacità di tenuta. «Pur continuando a prestare la massima attenzione ai margini — ha dichiarato il presidente e ceo Bernard Arnault — affrontiamo la seconda metà dell’anno con rinnovata fiducia nel potenziale a lungo termine delle nostre Maison e nell’impegno dei nostri team».