Venerdì 10 luglio la Cina ha annunciato un divieto temporaneo di esportazione dell’elio, con effetto immediato, poiché la ripresa del conflitto in Medio Oriente minaccia di provocare nuove carenze di questo gas, che ha un ruolo fondamentale nella produzione dei microchip ma anche in ambito sanitario.
All’inizio dell’anno, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha causato una carenza di elio. Ora che i raid stanno facendo risalire le tensioni nello Stretto di Hormuz, da cui prima della crisi transitava un terzo dell’offerta mondiale di elio, in molti Paesi cercano di correre ai ripari. La scelta di Pechino di bloccare temporaneamente le esportazioni nasce dall’esigenza di proteggere la propria industria, garantendole un approvvigionamento adeguato.
La Cina, infatti, produce solo il 15% dell’elio che utilizza e per il resto dipende dalle importazioni, soprattutto dal Qatar, secondo le stime della società di consulenza Trivium China. La decisione arriva in una fase in cui l’industria cinese sta cercando di rafforzare la propria autosufficienza nella produzione di chip indispensabili per l’intelligenza artificiale, campo in cui la gara con gli Stati Uniti si fa sempre più serrata.
Poiché la produzione cinese non è così rilevante a livello mondiale, gli esperti si attendono che il divieto dell’export non determini carenze o forti rialzi di prezzo. Tuttavia, dato che l’offerta di elio è già inferiore ai livelli pre-guerra, la mossa cinese potrebbe aumentare la pressione sul mercato. In particolare su quello asiatico. Infatti, a seguito delle interruzioni nella produzione in Qatar, anche la Russia ad aprile è passata a un sistema di esportazione basato su permessi per evitare carenze nel mercato interno. Se il blocco dell’export cinese dovesse durare a lungo, la concorrenza per accaparrarsi le forniture spot in Asia si intensificherebbe.
Il Qatar, che negli ultimi anni ha fornito più della metà delle importazioni cinesi di elio e rappresenta un terzo dell’offerta mondiale, a seguito degli attacchi iraniani ha ridotto la produzione. A marzo, a seguito degli attacchi alle infrastrutture di QatarEnergy l'impianto di Ras Laffan, il principale hub di gnl ed elio, ha dovuto interrompere la produzione. Questo ha portato alla riduzione in una sola notte del 30-38% della fornitura mondiale di elio.
L’elio, sottoprodotto della lavorazione del gas naturale, viene prodotto principalmente negli Stati Uniti e in Qatar. Ha un ruolo chiave nella produzione dei semiconduttori. Viene, infatti, utilizzato per raffreddare i wafer di silicio , dopo che i wafer sono stati lavati con sostanze chimiche, per rimuovere i residui tossici. Ma viene utilizzato anche in moltissimi altri ambiti. Ad esempio per raffreddare i magneti superconduttori delle macchine per la risonanza magnetica.
Quando la materia prima scarseggia, se la aggiudica chi offre di più. Come aveva evidenziato il New York Times, a marzo, nelle precedenti carenze, i produttori di chip, che dispongono di grandi risorse finanziarie, sono riusciti a sbaragliare la concorrenza, lasciando a corto di elio altri settori, come quello farmaceutico e della diagnostica per immagini.