Economia

Dazi, Trump apre la nuova guerra commerciale: sui farmaci tariffe fino al 200%, Canada, Brasile ed Europa, chi è nel mirino

Dazi, Trump apre la nuova guerra commerciale: sui farmaci tariffe fino al 200%, Canada, Brasile ed Europa, chi è nel mirino

Nell’impossibilità di porre un termine (almeno nell’immediato) al conflitto contro l’Iran, che ha spinto il prezzo della benzina negli Stati Uniti oltre i 4 dollari al gallone e il suo indice di gradimento sotto la soglia del 30%,  l’inquilino della Casa Bianca Donald Trump riaccende una guerra a lui cara:  quella contro la libertà del commercio mondiale. Questo accade in vista della scadenza venerdì della tariffa globale temporanea del 10% introdotta dopo l'annullamento di febbraio da parte della Corte Suprema dei dazi reciproci annunciati ad aprile 2025. Sono così in arrivo nuovi dazi verso decine di Paesi. 
L'offensiva è già partita, con le tariffe del 50% sulle merci canadeso e del 25% su quelle brasiliane. Il rappresentante per il Commercio Usa Jamieson Green conferma che sono previste azioni a breve. 

Nella tarda serata di Washington, quindi nella notte ora italiana, Donald Trump, ha annunciato che, a partire dall'agosto 2028, i farmaci generici saranno soggetti a dazi del 100%: una misura che, a suo dire, mira a riportare la produzione farmaceutica sul suolo statunitense.
«A partire dal primo agosto 2026, tutti i farmaci generici importati negli Stati Uniti continueranno a beneficiare di dazi allo zero per cento per un periodo di due anni; successivamente, tali dazi saliranno al 100% per un anno, per poi passare al 200%», ha scritto sulla piattaforma Truth nella serata di ieri. Finora, i generici erano esenti dai dazi statunitensi sui prodotti farmaceutici annunciati ad aprile, che possono arrivare fino al 100%. Tuttavia, Donald Trump aveva concesso al suo segretario al Commercio un anno di tempo per riesaminare la situazione e, se necessario, raccomandare nuove misure relative all'importazione di farmaci generici. 

Intanto sono in corso indagini su presunte pratiche di lavoro forzato e sulla sovracapacità produttiva, anche riguardo alla Ue, che potrebbero fornire la base giuridica per imporre ulteriori tariffe. Tutto questo nonostante i consiglieri della Casa Bianca abbiano sottolineato i rischi di queste azioni sul carovita e quindi sulle elezioni di midterm. 

Secondo il Financial Times, che ha riportato per primo l’indiscrezione, le nuove misure dovrebbero prevedere, almeno in una prima fase, dazi dello stesso livello di quelli attualmente in vigore, cioè al 10%. Secondo il quotidiano finanziario, l'amministrazione americana starebbe però portando avanti altre indagini che potrebbero fornirle la base giuridica per imporre in futuro tariffe ancora più elevate su una serie di partner commerciali. La nuova serie di dazi verrebbe introdotta a seguito di un'indagine sulle pratiche di lavoro forzato, consentendo a Trump di evitare di ricorrere ai poteri di emergenza annullati dalla Corte Suprema. 

Di fatto l'offensiva però è già iniziata. Lunedì Trump ha annunciato tariffe del 50% sulle merci canadesi, mentre la scorsa settimana ha colpito le importazioni brasiliane con un dazio del 25%. Due esempi citati dallo stesso Ft «a dimostrazione della continua ossessione di Trump per l'uso delle tariffe contro i partner commerciali». Trump insiste sul tema nonostante i consiglieri lo abbiano messo in guardia sui rischi di shock economici in vista delle elezioni di metà mandato e lo abbiano invitato a rispettare gli accordi stipulati da Washington nel 2025.

Un sondaggio condotto da Focaldata per conto del Financial Times a inizio mese ha rilevato che oltre due terzi degli elettori disapprovano la gestione del costo della vita da parte di Trump. Le autorità statunitensi hanno mitigato molte delle tariffe originariamente imposte con ampie esenzioni per beni di consumo essenziali, tra cui carne bovina e caffé, e riducendo alcuni dazi sui prodotti realizzati con acciaio e alluminio. Dopo due indagini commerciali su minerali critici e componenti aeronautici, le autorità hanno raccomandato a Washington di avviare negoziati con i partner commerciali anziché imporre dazi. 

I dazi che potrebbero essere annunciati questa settimana varieranno tra 10% e 12,5% su 60 paesi a causa di pratiche di lavoro forzato, dopo che gli Usa ha avviato a marzo un'indagine, ai sensi del Trade Act del 1974, insieme a un'altra sulla sovracapacità produttiva. Questa seconda indagine include Unione europea, Cina, Singapore, Svizzera, Norvegia, Indonesia, Malesia, Cambogia, Thailandia, Corea del Sud, Vietnam, Taiwan, Bangladesh, Messico, Giappone e India.

In un'intervista a Cnbc, il rappresentante commerciale Jamieson Green in merito all'annuncio di dazi del 50% su certi prodotti importati dal Canada, ha ribadito che gli Stati Uniti ribadiscono di volere vedere un calo del deficit commerciale con questo e altri partner commerciali. Greer ha spiegato che il presidente Donald Trump «vuole che il deficit con Canada e Messico scenda. Con il Canada è sceso nell'ultimo anno. Con il Messico è salito. Il nostro deficit commerciale globale in generale è sceso, cosa positiva, se si misurano i 12 mesi precedenti ai dazi imposti nell'aprile 2025 e i 12 mesi successivi ma la composizione di quel deficit è cambiata». Greer ha ricordato che Trump «ha deciso di non rinnovare lo USMCA (l'accordo commerciale tra Usa, Canada e Messico con cui al suo primo mandato Trump aveva sostituto il Nafta) e in un certo modo, ha già sopraffatto elementi di quell'accordo con le azioni prese su auto, acciaio e alluminio che sono globali in natura ma che colpiscono Canada e Messico».

22 luglio 2026, 11:33 - Aggiornata il 22 luglio 2026 , 11:35

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