Mercedes rischia di non poter più vendere automobili negli Stati Uniti. La commissione Commercio del Senato americano ha approvato una bozza di legge volta a escludere dal mercato americano i costruttori che hanno nel capitale soci cinesi con una quota superiore al 15%. Mercedes ha fra i suoi azionisti il gruppo cinese Baic al 9,98% e il proprietario di Geely, Li Shufu, al 9,7%. Andrebbe quindi oltre la soglia fissata nel disegno di legge firmata dal repubblicano Bernie Moreno e dalla democratica Elissa Slotkin che gode quindi di un sostegno bi-partisan.
Prima di entrare in vigore, tuttavia, la proposta dovrà passare per il via libera del Senato in sessione plenaria. Dove proprio la questione Mercedes potrebbe diventare un terreno di scontro in seno alla stessa maggioranza repubblicana. Ted Cruz ha chiesto di eliminare la soglia del 15% che, a suo giudizio, sarebbe una manovra per favorire Cadillac, marchio concorrente di Mercedes e controllato da General Motors. Altrimenti, Cruz ha anticipato che voterà contro la legge.
Il co-firmatario del disegno di legge Moreno — che, ironia della sorte, è stato proprietario di diversi concessionari Mercedes — ha ribattuto che la misura non intende danneggiare la casa tedesca. Mercedes, ha aggiunto, avrà tempo fino al 2030 per conformarsi ai requisiti e, in caso contrario, potrà domandare un’esenzione al governo Usa quale quella ottenuta da Volvo Cars, controllata anch’essa dalla cinese Geely. Anche il mercato sembra propendere per una soluzione di compromesso tanto che ieri il titolo Mercedes ha chiuso piatto a Francoforte. Certo, il provvedimento aumenterebbe la pressione per un ricambio azionario nel colosso tedesco.
Pressione che Donald Trump intende esercitare anche sui produttori di farmaci generici al fine di spingerli a spostare la produzione sul territorio americano. Il presidente Usa ha perciò preannunciato dazi del 100% sul loro import a partire dal 2028 e del 200% a partire dal 2029. Se concretizzata, la minaccia andrebbe a danneggiare molte aziende indiane, ma data la natura interconnessa del settore farmaceutico creerebbe problemi anche in Europa.
23 lug 2026 | 07:30