Quando si presentò negli uffici newyorkesi di Dorilton Capital, la società che aveva acquistato la scuderia Williams di Formula 1, il suo badge non riportava il nome Peter de Putron. C'erano invece quello di Ralph Macchio e la fotografia dell'attore protagonista di Karate Kid. Per qualche tempo anche i dipendenti cominciarono a chiamarlo Ralph. Non era uno scherzo qualsiasi. De Putron, 62 anni, è uno dei finanzieri più ricchi e misteriosi della Gran Bretagna. Ha costruito un impero che spazia dagli algoritmi finanziari alla Formula 1, dall'intelligenza artificiale alle foreste della Nuova Zelanda. Eppure di lui non circolano fotografie pubblicamente verificabili, le interviste sono praticamente inesistenti e perfino alcuni collaboratori di lunga data non conoscono il suo numero di cellulare. Ma ora, dopo decenni trascorsi lontano dai riflettori, il miliardario sta diventando suo malgrado un personaggio pubblico.
La riservatezza per il finanziere è quasi un'ossessione. Secondo persone che lo conoscono, le cui testimonianze sono state raccolte anche dal Financial Times, può comunicare il luogo di un appuntamento soltanto pochi minuti prima, chiedendo all'interlocutore di presentarsi senza dispositivi elettronici, munito esclusivamente di carta e matita. A un evento pubblico si sarebbe presentato con cappello, impermeabile e occhiali scuri, indossati anche al chiuso, tanto da ricordare, raccontano, la caricatura di una spia. In azienda un ex dipendente lo ha paragonato a Lord Voldemort, il personaggio di Harry Potter di cui nessuno osa pronunciare il nome. E nelle comunicazioni interne di Dorilton, secondo gli atti di una causa americana a lui intentata, era identificato con le iniziali A o AA oppure con una sigla più singolare: ODL, Our Dear Leader, il nostro caro leader.
La storia comincia a Guernsey, nelle Isole del Canale, dove De Putron cresce in una famiglia benestante e influente. Il nonno è un magistrato laico, il padre John un imprenditore e politico locale che dirige uno studio contabile con oltre cento dipendenti. Peter studia a Eton, uno dei collegi più esclusivi del Regno Unito, poi ingegneria a Oxford e consegue un MBA alla Wharton School nel 1992. Lavora nella finanza e scopre le possibilità offerte dai modelli matematici applicati agli investimenti.
Nel 1997 fonda il proprio hedge fund. Tra i primi finanziatori c'è George Soros, mentre il padre lo sostiene con prestiti che, secondo documenti giudiziari, nel 2000 raggiungono 1,3 milioni di sterline. In una successiva controversia ereditaria, però, un Peter irriconoscente descriverà il padre come un uomo convinto che ai figli spettassero un'istruzione e poco altro. Nei primi anni i risultati del fondo non sono eccezionali. La svolta arriva quando il finanziere guarda al modello di Jim Simons, il matematico che con Renaissance Technologies ha rivoluzionato Wall Street.
Nel 2001 nasce Gloucester Research, destinata a diventare G-Research. De Putron assume alcuni specialisti provenienti da DE Shaw, un altro gigante della finanza quantitativa, e costruisce progressivamente una macchina capace di analizzare enormi quantità di informazioni per prevedere i movimenti dei mercati. Non servono grandi intuizioni sull'andamento dell'economia: i modelli cercano piccole anomalie nei prezzi delle azioni, su cui scommettere migliaia di volte. Guadagni anche modesti, ripetuti su scala enorme, possono produrre risultati straordinari.
Oggi G-Research impiega, secondo la ricostruzione del Financial Times, circa mille persone. La dimensione del capitale impiegato resta sconosciuta, ma un concorrente ritiene plausibile una cifra fra 10 e 12 miliardi di dollari. A differenza di molti hedge fund, De Putron non dipende da una vasta clientela istituzionale: dopo la crisi finanziaria del 2008 ha progressivamente restituito il denaro agli investitori esterni, concentrandosi soprattutto sulla gestione della propria ricchezza.
La fabbrica degli algoritmi ha bisogno dei migliori matematici, fisici e informatici. E li paga profumatamente. Una società britannica del gruppo avrebbe corrisposto 106 milioni di sterline a circa 49 dipendenti in otto mesi, una media di quasi 2,2 milioni a testa. Quattro società riconducibili al finanziere hanno registrato complessivamente 466,7 milioni di sterline di ricavi nello stesso periodo.
Ma entrare in questa organizzazione significa accettare regole severe. Negli uffici vengono utilizzati metal detector, controlli dei dispositivi, lettori di impronte digitali e reti informatiche separate. I dipendenti lavorano su porzioni limitate delle strategie, senza conoscere necessariamente il funzionamento dell'intero sistema. Gli accordi di riservatezza sono stringenti e i premi possono essere differiti per anni. Quando alcuni ricercatori hanno lasciato l'azienda per fondare una concorrente, ne è nata una lunga controversia giudiziaria, poi conclusa con un accordo riservato.
C'è un'altra caratteristica fondamentale del sistema: la ricerca viene sviluppata soprattutto a Londra, ma le decisioni di investimento e le operazioni vengono gestite attraverso società offshore. Nella rete compaiono le Isole Marshall, Bermuda, Guernsey e Cayman. De Putron ha sfruttato regimi fiscali favorevoli, mentre G-Research sostiene di rispettare le normative tributarie applicabili. La struttura rende difficile ricostruire la dimensione complessiva della fortuna. E contribuisce a spiegare perché il finanziere sia rimasto così a lungo fuori dai radar.
Il problema, per un uomo abituato alla discrezione, è che gli investimenti sono diventati sempre più visibili. Nel 2020 Dorilton Capital acquista per circa 200 milioni di dollari la Williams, storica scuderia di Formula 1. Ufficialmente De Putron viene descritto come investitore passivo. Ma una battaglia giudiziaria avviata dopo il licenziamento della responsabile marketing Claudia Schwarz porta alla luce un quadro diverso. Schwarz sostiene che fosse lui a controllare realmente il gruppo e gli attribuisce decisioni discriminatorie riguardanti le campagne pubblicitarie. De Putron respinge le accuse, definendole inventate.
I giudici di New York, pur senza decidere definitivamente la controversia, hanno rilevato prove significative del suo coinvolgimento diretto nella gestione di Dorilton. La vicenda è arrivata a un punto quasi paradossale: nell'estate 2026 gli ufficiali incaricati di notificargli gli atti per una deposizione si sono presentati due volte presso una proprietà di Jersey a lui collegata. Entrambe le visite sono fallite. Il primo settembre, data prevista per la testimonianza, De Putron non si è presentato.
Intanto un'altra controversia è esplosa nella Carolina del Sud. Nella contea di Spartanburg una società chiamata NorthMark sta sviluppando un data center da 2,8 miliardi di dollari, affiancato da un impianto energetico da circa 450-460 megawatt. I residenti protestano per l'impatto ambientale e per la scarsa trasparenza. L'effettivo assetto proprietario del progetto non è completamente pubblico, ma secondo le ricostruzioni di Financial News sono numerosi i collegamenti tra NorthMark e le imprese di De Putron: manager provenienti da G-Research, sedi condivise e società collegate. È la nuova frontiera di un business in cui elaborare miliardi di dati richiede una potenza di calcolo gigantesca.
Il finanziere non si muove soltanto nei mercati. È cognato dell'ex ministra conservatrice britannica Andrea Leadsom e società a lui riconducibili hanno donato quasi un milione di sterline al Partito conservatore. La fondazione guidata dalla moglie Hayley ha finanziato iniziative filantropiche sostenute anche dalla famiglia reale britannica.
Ma forse l'episodio che meglio racconta il suo rapporto con il potere si svolge dall'altra parte del mondo. Nel dicembre 2024 De Putron arriva a Wellington, capitale della Nuova Zelanda. Alle dieci del mattino incontra il ministro delle Foreste. Quattro ore dopo quello delle Finanze. La sera cena con la ministra Judith Collins al ristorante del Sofitel. Il giorno seguente, alle undici, incontra David Seymour, leader del partito Act. Quattro esponenti del governo in appena 25 ore, come ha ricostruito il sito neozelandese The Spinoff attraverso documenti ufficiali.
De Putron possiede un permesso di residenza per investitori e interessi forestali nel Paese. Gli incontri, hanno spiegato i ministri, riguardavano le opportunità di investimento e la crescita economica. Non sono emerse irregolarità. Ma l'episodio restituisce la singolare capacità di un uomo praticamente sconosciuto al grande pubblico di ottenere accesso ai vertici di un governo.
Ed è proprio questa invisibilità a essere diventata più difficile da difendere. Il finanziere che voleva proteggere la propria identità dietro un badge da attore, oggi deve fare i conti con tribunali, giornalisti e cittadini che chiedono di sapere chi controlla le società nelle quali investe. Per quasi trent'anni Peter de Putron ha costruito la sua fortuna cercando di conoscere i mercati meglio degli altri. Adesso sono gli altri che cercano di conoscere lui.