Economia

Borse, non solo Usa e non solo AI: le nuove scelte tra Europa e Asia

Borse, non solo Usa e non solo AI: le nuove scelte tra Europa e Asia

«Non c’è bolla nel segmento hi tech delle aziende legate all’intelligenza artificiale, ma ci sono titoli sovrastimati in relazione alle possibilità di crescita degli utili futuri. Questo rende il mercato instabile, con un andamento a spirale, caratterizzato da forti oscillazioni e privo di una precisa direzione di marcia».
Fabiana Fedeli, l’elegante signora italiana che ha iniziato la sua carriera a Tokyo come analista di Ing Barings e che oggi a Londra è responsabile dell’equity e delle strategie multi-asset di M&G - società di gestione del risparmio che amministra circa 430 miliardi di risparmi di famiglie e investitori istituzionali con una presenza diretta in 26 Paesi – affronta di petto il tema che affligge da mesi come un tormentone irrisolto il dibattito sulle prospettive del mercato azionario.

Come si spiegano le violente oscillazioni, al rialzo o al ribasso dei principali titoli tech?
«Sul mercato c’è moltissima speculazione, collegata ai grandi flussi di investimento che provengono dai privati e dalle scelte dei fondi quantitativi supportati da programmi automatici. Questo provoca movimenti ampi e molto veloci nelle quotazioni al punto che il prezzo non è più un segnale di acquisto o di vendita».

Conviene quindi tenersi alla larga dai titoli legati all’Ai?
«Non necessariamente. Il settore è in piena evoluzione e anche se i maggiori produttori di chip per l’Ai possono sembrare sopravvalutati ci sono una serie di grandi service provider, appartenenti al mondo del software per le aziende che devono ancora scontare i vantaggi della rivoluzione dell’Ai. Così come la maggior parte delle imprese “tradizionali” che dall’Ai trarranno i maggiori benefici e che appartengono ai settori come l’industria, la sanità, la finanza. Prima o poi l’attenzione degli investitori si sposterà verso questo tipo di società».

Oltre che alla guida dell’equity lei è responsabile delle strategie multi-asset. Quali sono le indicazioni più promettenti in questa fase?
«Farei una premessa. Molto dipende dalle necessità di liquidità dell’investitore. Se la liquidità è un fattore rilevante, la scelta tradizionale di un portafoglio per metà azionario e per metà a reddito fisso resta la scelta più adeguata. Se invece non c’è una necessità prevedibile di smobilizzare gli investimenti si può optare per una quota significativa di attivi illiquidi, come il private equity».

Concentriamoci sul portafoglio bilanciato…
«Per quanto riguarda la componente azionaria più ancora che una diversificazione settoriale in questo momento è importante la diversificazione geografica. E questo perché gli Stati Uniti non sono più il “safe heaven”, il porto sicuro, cui eravamo abituati in passato. Quindi accanto alla quota in azioni Usa occorre dare spazio ai titoli quotati sui listini europei, che hanno multipli inferiori, ma anche una buona rappresentanza ad aree come l’Asia e l’America Latina. Un suggerimento è di evitare di investire attraverso gli Etf. Soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti i fondi indice di fatto rappresentano un paniere di una ventina di titoli al massimo, mentre in questa fase è più che mai importante una gestione attiva, che sappia distinguere tra società diverse anche all’interno di uno stesso settore».

Mentre la componente a reddito fisso?
«Anche in questo caso occorre cautela nei confronti delle obbligazioni Usa che non rappresentano più l’”attività a rischio zero” in grado di stabilizzare il portafoglio».

Quindi anche per i bond la chiave è quella della diversificazione?
«Certamente, e anche in questo caso occorre un bilanciamento tra le emissioni di Stati Uniti, Europa e Paesi emergenti. In questo momento i bond più interessanti sono i governativi, le obbligazioni societarie infatti offrono premi di rendimento piuttosto esigui».

Quali governativi privilegiare?
«Per avere un sovrappiù di rendimento le emissioni più interessanti sono quelle dei Paesi emergenti, denominate in valuta locale. In generale i Paesi emergenti hanno finanze pubbliche più ordinate rispetto a quelli sviluppati e un atteggiamento fiscale più rigoroso. Questo vale soprattutto per Paesi come la Polonia, il Brasile, il Messico, la Colombia e di conseguenza le emissioni in valuta locale hanno acquisito nel tempo una maggiore stabilità».

Sul piano valutario quali sono le prospettive del cambio euro-dollaro?
«Nelle nostre scelte di investimento tendiamo ad evitare di porci il problema e non puntiamo né su un aumento, né su un deprezzamento del biglietto verde. Vediamo che in genere le oscillazioni tendono a compensarsi in un tempo relativamente breve».

23 lug 2026 | 16:07

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