Economia

Dazi, Usa furenti per la multa a Google inflitta dall’Ue: Trump minaccia nuove tariffe

Dazi, Usa furenti per la multa a Google inflitta dall’Ue: Trump minaccia nuove tariffe

Donald Trump ha minacciato il 24 luglio nuovi dazi contro l’Unione europea, in risposta ad una multa della Commissione europea a Google. «L’Unione europea lo sta facendo di nuovo: come al solito prende di mira direttamente le GRANDI aziende americane!» ha scritto ieri Trump sul suo social Truth. «Dopo aver multato Apple, senza ragione, per 15 miliardi di dollari, Meta per tre miliardi di dollari, Amazon per 2,5 miliardi di dollari e molti altri, siamo appena stati informati che Google, un gruppo davvero avanzato e incredibile, è stato multato per un altro miliardo di dollari, senza spiegazione. Il totale fa 18 miliardi di dollari». In realtà la spiegazione c’è. A far scattare la reazione di Washington sono state due decisioni adottate giovedì dalla Commissione europea per la violazione da parte di Google del Digital Markets Act, le regole Ue per garantire mercati digitali equi e contendibili.

Per Trump queste regole servono solo a penalizzare le multinazionali americane ma, secondo Bruxelles, Mountain View ha favorito i propri servizi su Google Ricerca e ha imposto restrizioni alle aziende che indirizzano i consumatori verso canali di acquisto alternativi, spesso più economici, su Google Play. La Commissione ha quindi inflitto a Google una sanzione di 460 milioni di euro e una seconda di 430 milioni di euro, per un totale di 890 milioni di euro, la multa più alta mai decisa finora nell’ambito della nuova normativa europea sui mercati digitali. Google ha 60 giorni di tempo per conformarsi alla legge, altrimenti rischia il pagamento di sanzioni periodiche fino al 5% del suo fatturato globale totale.

Per quanto riguarda le altre aziende, Apple e Meta hanno ricevuto una multa da 700 milioni di euro l’anno scorso, ma i numeri indicati da Trump non sembrano riferirsi solo a recenti multe dell’Unione europea: per Amazon ha citato una cifra che corrisponde alla somma che la società americana ha accettato di pagare nel settembre 2025 alla Federal Trade Commission statunitense per archiviare la sospetta truffa sugli abbonamenti Prime.
Il presidente americano ha minacciato comunque che gli Stati Uniti avvieranno un’indagine sulle «pratiche per DERUBARE le aziende americane e, quindi, i contribuenti americani» e avvertito che l’Unione europea «pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e altamente amorale» e «un dazio sostanziale verrà inflitto, non appena possibile».

Questo messaggio era atteso, perché il giorno prima il rappresentante per il commercio Usa, Jamieson Greer, aveva pubblicato un comunicato molto duro in risposta alla multa dell’Ue contro Google, affermando che gli europei in questo modo «creano incertezza nell’Accordo di Turnberry», che ha stabilito dazi del 15% sui prodotti europei importati negli Usa, e «un rischio reale per la continuazione della stabilità transatlantica per quanto riguarda i commercio». Quello sulle regole digitali è un braccio di ferro che dura da tempo tra Trump e l’Unione europea. Lo scorso mese, Trump aveva detto che avrebbe imposto dazi del 100% sulle importazioni dai Paesi europei che applicano una tassa sui servizi digitali sulle aziende Usa, prendendola in particolare con il Regno Unito (che ha una tassa del 2%) e la Francia, e convincendo il Canada a fare marcia indietro sull’introduzione di una tassa simile (ma la scorsa settimana il presidente americano ha comunque lanciato nuovi dazi contro Ottawa in risposta a quello che ha definito un trattamento discriminatorio dei produttori americani di auto e formaggi).

Già a novembre il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick aveva affermato che Bruxelles deve modificare i propri regolamenti digitali per raggiungere un accordo sulla riduzione dei dazi sull’acciaio e sull’alluminio, attualmente al 50%. Richiesta sempre respinta al mittente. La titolare dell’Antitrust Ue, Teresa Ribera, aveva risposto che «il quadro normativo europeo in materia digitale non è negoziabile» e che «noi europei abbiamo adottato queste norme per garantire mercati equi e tutelare i diritti dei consumatori, assicurando al contempo un futuro digitale all’Europa». Per Bruxelles regole digitali e dazi non hanno mai fatto parte dello stesso negoziato, a differenza di quello che vuole Trump.

24 lug 2026 | 23:06

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