Economia

Ermenegildo Zegna: la spinta dei negozi. Crescono Usa ed Emirati. Apriremo una fabbrica intelligente

Ermenegildo Zegna: la spinta dei negozi. Crescono Usa ed Emirati. Apriremo una fabbrica intelligente

«Non c’è una sola ragione. Direi che sono tante le cose che hanno funzionato soprattutto per il marchio Zegna e che ci hanno portato a registrare un trimestre al di sopra delle attese. Tutte le leve hanno funzionato: geografie, brand, prodotto». Così Gildo Zegna, presidente esecutivo del gruppo nato a Trivero tira le somme del trimestre appena concluso che ha visto ricavi salire del 10,3% sul 2025 (+11% su base organica) a 517,1 milioni di euro, portando il totale del primo semestre a 987,3 milioni (+6,4%). «È il risultato del lavoro degli anni precedenti, quello che internamente chiamiamo “il premio della pazienza”: fare le cose bene, con disciplina, dando le giuste priorità e dicendo spesso dei no».

Quanto ha inciso anche la nuova organizzazione?
«Moltissimo. Il nuovo ceo del gruppo Gianluca Tagliabue sta facendo un ottimo lavoro soprattutto nello sviluppo di Tom Ford Fashion e Thom Browne insieme ai rispettivi ceo. Anche in Zegna il lavoro con i due co-ceo Edoardo ed Angelo e il direttore creativo Sartori procede molto bene. C’è un bel lavoro di squadra, sia all’interno di ciascun marchio sia tra i tre marchi del gruppo. Le sinergie sono tante».

Quali?
La prima riguarda la filiera: stiamo producendo sempre di più internamente anche per gli altri brand. Dai tessuti alla confezione, fino alla personalizzazione, una cultura che esiste da cinquant'anni. Mio padre investiva già allora sul “su misura” ed è diventata parte del nostro Dna. Oggi queste competenze sono condivise anche con Tom Ford e Thom Browne.
La seconda riguarda la condivisione di funzioni centrali e delle informazioni raccolte dai mercati. Oggi bisogna pianificare con cinque anni di anticipo: non solo le collezioni, ma anche le nuove aperture nei nuovi quartieri del lusso, le destinazioni e i mercati su cui investire».

Tra le leve principali i negozi diretti.
«Mio padre usava sempre il termine “bottegaio” e io continuo a considerarlo un complimento. Il bottegaio è chi vive il negozio e conosce il cliente. È lì che si costruiscono i margini. Da anni abbiamo eliminato i saldi: un’operazione difficilissima ma fondamentale. Oggi oltre il 50% del retail nasce da appuntamenti in negozio, online o a casa del cliente».
Le Americhe stanno andando bene. Anche il Medio Oriente, ve l’aspettavate?
«Le Americhe sono andate benissimo e la Cina sta recuperando gradualmente. Forse la sorpresa più positiva sono stati proprio i Paesi del Golfo. Nonostante tutto quello che è successo negli ultimi mesi, continuiamo a registrare risultati positivi. Credo dipenda dalla resilienza del mercato e dagli investimenti fatti negli anni (l’evento più grande del 2025 è stato a Villa Zegna a Dubai) per acquisire nuovi clienti che ora comprano sia localmente sia quando viaggiano».

Parlando di filiera italiana, come affrontate le sfide degli aumenti dei costi?
«La protezione della filiera passa dall’innalzare il prodotto. Se giochi solo sul prezzo, i margini si erodono. L’unico modo per difendere i margini è creare prodotti che il cliente sia disposto a pagare grazie alla qualità e all’innovazione. Penso a progetti come Oasi Cashmere, Oasis Lino o Vellus Aureum: sono tutti programmi tracciabili che rafforzano il valore del prodotto e ci permettono di proteggere prezzi e marginalità».

Dove si concentreranno gli investimenti del 2026?
«Puntiamo all’apertura selettiva di nuovi negozi: cinque Zegna, quattro Thom Browne e cinque Tom Ford per la maggior parte negli Usa; Investiamo anche su marketing, industria e tecnologia, in modo equilibrato, valorizzando un patrimonio di autenticità costruito in 116 anni di storia».

Avete annunciato anche un importante investimento industriale.
«Sì. Quest’anno verrà avviata la più grande fabbrica che abbiamo mai costruito: una factory intelligente per le scarpe e la pelletteria a Parma. A regime impiegherà 300 persone. È un passo fondamentale per integrare ancora di più la supply chain».

Guardando alla seconda parte dell’anno?
«Siamo cauti ma positivi. Dopotutto siamo piemontesi e restiamo con i piedi per terra. Ci sono ancora mercati volatili e molte incertezze. Il trimestre è stato sopra le attese, ma rifarlo non sarà facile».

Il lusso infatti sta attraversando una fase di trasformazione…
«…ma continuerà a essere lusso e continuerà a crescere. Bisogna crederci. In Borsa, quando le cose vanno male, non ci sono sconti. Nei momenti più complessi bisogna fare scelte oculate e, a volte, trovare il partner giusto. Se non avessi avuto accanto Investindustrial e più recentemente Temasek, sarebbe stato molto più difficile affrontare alcuni passaggi. Abbiamo avuto pazienza e tenuto i nervi saldi. Trovare partner che condividano il valore del “premio della pazienza” è stato decisivo».

25 luglio 2026, 01:21 - Aggiornata il 25 luglio 2026 , 01:21

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