Cultura

Rinasce Villa Zeri: la dimora del critico d'arte diventerà un museo

Rinasce Villa Zeri: la dimora del critico d'arte diventerà un museo

Ci sono voluti quasi trent’anni per esaudire il sogno di Federico Zeri (1921-1998), tra i più autorevoli, colti e taglienti storici dell’arte italiani del Novecento.

Prima di morire, lo studioso si preoccupò di lasciare all’Università di Bologna la sua dimora di Mentana, alle porte di Roma — una villa, con annesse biblioteca e fototeca, circondata da terrazzi e giardini — nell’intenzione di farne un centro di studio aperto al pubblico. Ma la difficile manutenzione dell’immobile (esteso su circa dieci ettari) lo ha invece condannato a decenni di abbandono e perfino a tentativi di cessione (nel 2018 fu messo in vendita con base d’asta di 2,4 milioni di euro). Dopo anni di incuria, finalmente la svolta: ieri è stato sottoscritto l’accordo tra il ministero della Cultura e l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna per la valorizzazione di Villa Zeri, che entrerà a far parte della rete museale nazionale dello Stato.

Una dimora voluta e pensata dal critico romano come un locus amoenus: una casa che è stata anche rifugio, studio e museo privato con una concezione espositiva di matrice settecentesca, senza muri bianchi e spazi vuoti. E che ha custodito — e visto crescere — una collezione composta da dipinti, sculture e opere dell’antichità (tra cui mosaici di Antiochia, ritratti del Fayyum, sculture di Palmyra e marmi romani). Poi il nucleo più consistente, di cui Zeri andava fiero, rappresentato da quasi quattrocento epigrafi murate lungo le pareti del giardino della villa.

Quasi un tempio dell’arte, che lui stesso raccontava così in un documentario girato nel 1987 da Franco Simongini: «Poco prima della morte di mia madre, nel 1959, avevo acquistato una decina di ettari a Mentana, nelle vicinanze, allora poco frequentate, di Roma, al fine di costruirvi un giorno la mia casa. Quattro anni più tardi incaricai Andrea Busiri Vici di disegnarmi un progetto. Busiri Vici inventò un edificio molto semplice che io semplificai ancor più, disposto attorno a un piccolo cortile interno destinato ad accogliere la mia collezione di iscrizioni e di frammenti antichi, che in seguito è diventata una delle più importanti collezioni private nel suo genere, dopo quella formata nel Settecento dal cardinale Alessandro Albani».

L’accordo consentirà ora di consegnare progressivamente questo patrimonio alla fruizione pubblica, e di aprirlo a studiosi, artisti e cittadini con tempi ancora da definire. Infine, affidata all’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, d’intesa con la Fondazione Zeri, la realizzazione del progetto di valorizzazione e gestione — intitolato «Villa Zeri. Abitare le immagini» — che trasformerà il complesso in un centro permanente di ricerca, esposizione, formazione e produzione culturale dedicato all’eredità dello studioso.

25 lug 2026 | 20:32

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