Non aveva attraversato il mondo per programmare la nuova stagione: Darren Cahill era volato dall’Australia a Montecarlo per risolvere le ultime pendenze con Jannik Sinner, soprattutto emotive. Tra gentiluomini che si erano accordati nel giugno 2022 con una stretta di mano, si fa così: ci si dice addio guardandosi in faccia. Adesso è ufficiale. Cahill non è più il super coach di Sinner. Torna a casa dopo il weekend, diretto verso la meritata pensione. La separazione consensuale porta con sé l’ufficializzazione dell’anticipazione del Times: lo svedese Magnus Norman, non a caso avvistato in Riviera questi giorni, entra nel team dall’inizio di dicembre. «Lavorerà accanto a Simone Vagnozzi» chiosa il comunicato stampa della Sinner Corporation, a scanso di equivoci. Vagnozzi è il traghettatore, il tecnico che deve garantire una continuità; Norman sarà meno super di Cahill e più coach: il braccio destro (e sinistro) dell’allenatore di campo. Se l’uomo di Filipstad è stato in grado di convincere Stan Wawrinka, lo svizzero sbagliato, di essere all’altezza dei Big Three (tre Slam conquistati nell’era di Federer, Nadal e Djokovic al top della forma), figuriamoci a quali livelli di fiducia potrà portare Jannik, che già parte da un livello di autostima extralarge.
Si conclude la seconda vita del barone rosso, se per prima intendiamo i sette anni con Riccardo Piatti, il romanzo di formazione sul quale 57 mesi fa si era innestato il lavoro di Vagnozzi, a cui strada facendo si era aggiunto Cahill. È successo di tutto, in questi quattro anni e nove mesi durante i quali un ragazzo italiano sceso dalle montagne ha riscritto le dinamiche e le gerarchie del tennis mondiale: Darren ha preso per mano Jannik quando era già top 10 ma non ancora vincitore Slam, era un bozzolo di campione che diventerà farfalla dai mille colori.
Insieme a lui, sarebbero arrivati 5 Major tra l’Australian Open 2024 e Wimbledon 2026, la collezione di tutti i Master 1000 (cinque consecutivi quest’anno spremendosi di risorse ed energie, forse l’origine di tutti i mali sinneriani), due Atp Finals, due Coppe Davis (non citate nel comunicato ma rimaste scolpite nella memoria collettiva), il n. 1 del ranking, più tutto il resto. Incluso, ahinoi, il caso doping dalle due facce: proscioglimento per non aver commesso il fatto ma anche tre mesi di sospensione accettati dalla Wada per responsabilità oggettiva. «Conoscevo Jannik come giocatore ma non come persona — aveva detto Cahill nella prima intervista al Corriere della Sera, luglio 2022 —. Mi ha impressionato. È umile, spiritoso, ben educato e pieno di passione per il suo sport. Queste sono le doti umane più importanti per me».
Dal rapporto di lavoro è nata un’amicizia: «Darren è stato parte fondamentale del mio viaggio — sottolinea oggi il giocatore —. Lo ringrazio di aver creduto in me, della sua onestà e dedizione. La sua guida mi accompagnerà per tutta la carriera. Il lavoro s’interrompe, l’amicizia continua». Quando Cahill è arrivato a Montecarlo, Jannik sapeva che non ci sarebbe stato margine di trattativa. Nemmeno una nuova scommessa, come quella di Wimbledon 2025 (se vinco, resti), sarebbe servita. «Sono stanco», ha detto il coach ai molti amici monegaschi. Stanco ma felice. E di parola: «Sinner è l’ultimo tennista che alleno» aveva detto al Corriere nell’intervista alla vigilia delle Finals 2024.
Cahill lascia Sinner numero due del mondo, in fondo a una stagione dimezzata: sei mesi a tutta, sei mesi ai box. Nemmeno la saggezza del veterano è servita a evitare la consunzione psicofisica che ha indotto Jannik a fermarsi dopo la riconquista di Wimbledon. I sorrisi che arrivano dal Principato, tra la palestra e il campo di golf, fanno presagire altre cose buone. Sull’alba della nuova era vigila un nume tutelare che a Sinner continuerà a voler bene anche adesso che non è più a libro paga. Forse di più.
7 novembre 2026, 07:19 - Aggiornata il 7 novembre 2026 , 07:52