La sovranità monetaria della Nigeria è in pericolo. L’avvertimento è del Fondo monetario internazionale, che ha invitato il governo di Abuja a rafforzare la credibilità della sua valuta. A minacciarla è una società con sede a El Salvador e controllata da due italiani, Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, rispettivamente il primo e il quarto uomo più ricco d’Italia: l’ormai celebre Tether. Nel giro di un anno, stima l’Fmi, gli abitanti della Nigeria hanno incassato quasi 60 miliardi di dollari in stablecoin. Gran parte di questi flussi in entrata è denominata in UsdT, la valuta digitale ancorata al dollaro di Tether che è diventata il biglietto verde digitale (privato) per molte economie in via di sviluppo.
Oggi sono in circolazione UsdT per l’equivalente di 184 miliardi di dollari, utilizzati ogni giorno per scambi del valore medio di 50 miliardi. La moneta di Tether è la fiche di riferimento nel casinò delle cripto, utilizzata per acquistare e vendere Bitcoin & co senza passare dai canali — e dai controlli — bancari tradizionali. Nel tempo però, l’UsdT è diventato anche un metodo rapido ed efficiente per spostare soldi da una parte all’altra del mondo senza intermediari e con costi minimi. E per proteggere il potere d’acquisto in Paesi soggetti a iper-inflazione e a repentine svalutazioni della moneta locale come, appunto, la Nigeria. Tether facilita così le rimesse degli emigrati e, secondo i detrattori, anche il riciclaggio (circostanza negata dalla società che, anzi, sostiene che la tracciabilità di UsdT agevoli le indagini dell’autorità).
Tether afferma in ogni caso di avere oltre 530 milioni di utenti che depositano nei suoi forziere un dollaro per ogni UsdT «coniato». Queste riserve ammontano quindi a 184 miliardi e Tether sostiene di riversarne la maggior parte in titoli di Stato americani (141 miliardi a fine marzo) e il resto in oro (20 miliardi), bitcoin (7 miliardi) e altre attività finanziarie. Questi investimenti fruttano molto bene tanto che, con poco più di 300 dipendenti, il gruppo ha dichiarato oltre 29 miliardi di utili in tre anni. E anche il primo trimestre del 2026, nonostante una fase di mercato difficile per le cripto, si è chiuso per Tether con un altro miliardo di utili. Tutti questi numeri sono frutto di una sorta di auto-dichiarazione perché sinora Tether ha sottoposto i suoi bilanci e le sue riserve solo a un’attestazione periodica di Bdo Italia su documenti forniti dal management. A fine marzo, tuttavia, il gruppo ha incaricato Kpmg di effettuare una revisione completa e indipendente dei numeri in vista dell’espansione negli Usa.
Che Tether sia molto redditizia è, tuttavia, comprovato dalla grande quantità di investimenti conclusa dalla società in questi anni. Stando ai calcoli de L’Economia, Tether ha speso almeno 5,4 miliardi di dollari per acquistare partecipazioni di maggioranza o minoranza in 46 aziende sparse per il mondo. Oltre che un ristorante vista mare in Costa Azzurra. La somma è approssimata per difetto perché non tiene conto di operazioni di ammontare non dichiarato come l’ingresso nel capitale di Eight Sleep, startup fondata da Matteo Franceschetti e al lavoro sull’ottimizzazione del sonno con l’intelligenza artificiale.
Il grosso degli investimenti di Tether è dedicato a società attive a vario titolo nel settore delle criptovalute. Mentre prosperava nel mondo digitale, tuttavia, la società ha diversificato — e molto — in quello reale, avvalendosi anche della consulenza dell’ex manager di Investindustrial, Francesco Tronci. È diventata per esempio azionista di maggioranza del produttore sudamericano di zucchero, etanolo e latticini Adecoagro. Ha poi comprato quote in aziende che finanziano lo sviluppo di miniere d’oro in cambio di royalty sulla produzione. Oltre che della corsa del bitcoin — l’oro digitale, — Tether è stata del resto uno dei motori del rally del metallo più prezioso sul finire del 2025, acquistando lingotti a piene mani e depositandoli in caveau svizzeri. In Italia, invece, Tether ha puntato su attività in grado di assicurare visibilità e notorietà presso il grande pubblico. Ha prima rilevato l’11,5% della Juventus, tentando senza successo una scalata al club controllato da Exor. E poi è entrata con il 30% nel capitale di Be Water, holding di Chora e Will Media.
Da ultimo, il gruppo ha partecipato all’aumento di capitale da 70 milioni di Generative Bionics, startup nata dall’Istituto italiano di tecnologia e guidata da Daniele Pucci. Generarive Bionics è al lavoro sullo sviluppo di robot umanoidi da inserire nei settori industriali, della logistica e della sanità per sopperire al declino demografico e sostituire l’uomo nelle mansioni ripetitive, pesanti e più soggette a infortuni. La robotica è diventata del resto uno dei principali ambiti di investimento di Tether che ha dato anche il contributo maggiore alla raccolta da 1,4 miliardi di dollari di Neura. La startup tedesca — sostenuta da colossi del calibro di Nvidia, Amazon, Qualcomm, Bosch, Exor e la Bei — punta a realizzare oltre 5 milioni di robot all’anno entro il 2030.
L’industria dei robot umanoidi sta suscitando grandi aspettative e muovendo miliardi, ma è tutt’altro che matura. A dispetto dell’impressione generata dagli show cinesi, gli umanoidi hanno ancora molte sfide da superare prima di poter varcare i cancelli delle fabbriche, degli ospedali e, magari, delle case. La manualità, per esempio, è ancora un attributo esclusivamente umano. L’equilibrio di macchine che pesano oltre 100 chili è tutto da dimostrare. Mentre ChatGpt, Claude e gli altri modelli di Ai generativa hanno potuto imparare da una mole di dati infinita, pubblica e gratuita — internet — le informazioni per addestrare i robot industriali intelligenti non sono disponibili pubblicamente e in misura infinita, ma sono spesso segreti industriali ben custoditi dalle aziende manifatturiere.
Ecco perché, nonostante la Cina sia in vantaggio, sono in molti a ritenere che l’Europa possa dire la sua nel settore della cosiddetta Physical Ai. Se startup come Generative Bionics e Neura riusciranno a superare le sfide summenzionate, si aprirà dinanzi a loro un mercato del valore di migliaia di miliardi. E Tether avrà comprato un’opzione molto redditizia per continuare a macinare profitti, anche nel caso l’inverno delle cripto dovesse prolungarsi.
25 luglio 2026, 15:07 - Aggiornata il 25 luglio 2026 , 15:08