Economia

Wall Street prova a risalire dopo il «giovedì nero». Ma i nuovi posti di lavoro spingono al rialzo i tassi Fed

Wall Street prova a risalire dopo il «giovedì nero». Ma i nuovi posti di lavoro spingono al rialzo i tassi Fed

A Wall Street il rimbalzo passa dai chip, dopo il giovedì nero che ha cancellato 3.200 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta. Ieri il Nasdaq ha guadagnato l’1,09%, dopo il crollo del 5,52%. L’indice S&P 500 è salito dello 0,31%, mentre il Dow Jones ha chiuso di nuovo in rosso (-0,46%). Resta aperta la domanda che ha fatto scattare le vendite: quanto valgono le promesse dell’intelligenza artificiale se costruire i data center richiederà più tempo e finanziarli costerà di più?

Il presidente Donald Trump ha attribuito il tonfo proprio a quel voto. «La Borsa è crollata perché martedì i democratici hanno vinto alla grande. Che tristezza, potete prendervela solo con voi stessi», ha scritto su Truth Social, storpiando il nome degli avversari in «Dumocrats».

Eppure mercoledì, alla prima seduta dopo il voto, il Nasdaq era salito dell’1,4%. Giovedì invece gli investitori hanno cominciato a fare i conti con una delle possibili conseguenze della vittoria democratica. Le proteste contro i data center, finora concentrate nei territori destinati a ospitarli, possono tradursi in regole più severe.

In Texas, uno degli Stati dove si costruisce di più, la governatrice eletta Gina Hinojosa ha annunciato nuove norme a tutela delle comunità locali. Al Congresso i democratici vogliono evitare che il costo della maggiore domanda di elettricità ricada sulle famiglie. Molti cantieri sono già partiti. Per i progetti ancora sulla carta, però, un ritardo nei permessi può rinviare gli ordini di chip e gli incassi di chi investe negli impianti.

Gli acquisti si sono concentrati sui titoli più colpiti. Nvidia ha guadagnato il 2,78%, ma giovedì era sprofondata del 9,26%. Sono risaliti anche Amd (+11,04%) e Micron (+5,12%), come Tesla (+4,23%) e SpaceX (+8,62%), che alla vigilia avevano perso rispettivamente quasi l’11% e il 9%.

Apple, che giovedì era l’unica società quotata a valere 5 mila miliardi di dollari, ieri ha ceduto lo 0,52%. La capitalizzazione è scivolata a 4,98 trilioni, appena sotto la soglia che Nvidia aveva raggiunto per la prima volta nell’ottobre del 2025. La differenza è che per Nvidia i data center valgono oltre il 90% dei ricavi, mentre Apple ne ricava due terzi da iPhone, Mac e iPad. Sono i prodotti su cui ha lavorato John Ternus, l’ingegnere scelto da Tim Cook come suo successore, alla guida dal primo settembre.

In Asia si è fatto sentire il tonfo di giovedì a Wall Street. Seul ha perso il 6,02% e Tokyo il 5,96%. Il tentativo di rimbalzo americano ha attenuato le perdite in Europa. Francoforte ha ceduto l’1,92%, Londra l’1,01%, Milano lo 0,90%, Parigi lo 0,81% e Madrid lo 0,60%.

Mentre i chip risalivano, il mercato obbligazionario tornava a fare i conti con un possibile rialzo della Fed. In ottobre gli Stati Uniti hanno creato 165 mila posti di lavoro, contro i 65 mila attesi, e la disoccupazione è scesa dal 4,2% al 4,1%. La Federal Reserve, che il 28 ottobre aveva lasciato i tassi al 3,75-4%, ora potrebbe alzarli a dicembre. Dopo i numeri sull’occupazione, la probabilità di un rialzo è salita dal 70% al 78%. Il rendimento del Treasury biennale è salito al 4,53%, quello del decennale al 4,86%. Più il costo del denaro aumenta, meno valgono oggi gli utili che ci si aspetta fra anni. Sul mercato valutario Il dollaro si è rafforzato e l’euro è sceso a 1,1148 dollari. In Italia lo spread Btp-Bund è sceso a 108 punti base, con il rendimento stabile al 4,34%.

La prospettiva di un’intesa con l’Iran che permetta di far passare più greggio da Hormuz ha fatto scendere i prezzi dell’energia. Il Brent ha chiuso a 98,32 dollari al barile, quasi fermo, ma giù del 13% nella settimana, e il Wti a 91 dollari. Ad Amsterdam il gas è sceso intorno a 86 euro al megawattora, il 17% in meno in sette giorni. Trump ha discusso con l’emiro del Qatar di come ridurre le tensioni. Per riaprire del tutto lo Stretto, Teheran chiede la fine del blocco navale americano, l’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei beni congelati.

7 nov 2026 | 07:20

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