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La Juve ha capito che vincere l'Europa League serve, il Milan no. Al Diavolo non si insegna proprio più la paranoia della vittoria

La Juve ha capito che vincere l'Europa League serve, il Milan no. Al Diavolo non si insegna proprio più la paranoia della vittoria

I 10 punti in classifica della Juventus in Europa League costituiscono a metà girone il miglior bilancio di un’italiana nelle coppe. Certo, i 9 gol del Como a Lens si prendono l’intera copertina settimanale. Ma questa vittoria bianconera ad Alkmaar segue quella dell’Inter di Rotterdam e amplifica la sensazione che un crinale sia stato superato, anche perché il finale dell’Az è stato assai tosto, e la Juve è sopravvissuta. Ha giocato molto bene Kolo Muani, una prima volta significativa per Spalletti visto l’investimento su di lui, e se l’è cavata con personalità anche Koopmeiners, un altro che ha tanto da farsi perdonare. La Juve è lanciata verso la qualificazione diretta agli ottavi perché ha capito, a differenza del Milan, che l’agognato posto in Champions si può conquistare anche passando da qui. 

Negli ultimi istanti del match di San Siro, quando non esisteva più nemmeno l’illusione di una rimonta, una palla per un taglio giusto era filtrata, e Francesco Camarda vi si stava avventando per la girata di destro. Ma Adrien Rabiot, in chiara posizione di fuorigioco, anziché scansarsi, ha anticipato Camarda e la palla è finita sul fondo mentre il guardalinee sbandierava. Rabiot ha 31 anni e vanta 69 presenze nella Francia e 60 partite di Champions: non è il debuttante 21enne Torriani che dopo diverse belle parate commette l’errore esiziale dello 0-1, né il 20enne Cisse che buca il primo tempo e viene sostituito. 

Rabiot è stato fin qui il migliore, nella stagione rossonera e, se gioca male persino lui, vuol dire che a Milanello non si insegna proprio più la paranoia della vittoria, quel senso per la competizione che ti fa sempre andare in campo feroce, a prescindere dal torneo. Formidabile nel derby, al Milan del primo tempo di ieri mancava solo la maglia con la scritta «non ce ne frega dell’Europa League»: uno snobismo che presto andrà a compimento, visto che la qualificazione è appesa a un filo. L’Atalanta almeno il pareggio è riuscita a recuperarlo, e con quel punticino uno spiraglio di futuro, se mai Sarri verrà capito dai suoi recalcitranti allievi (e gli infortuni smetteranno di essere contagiosi).

6 nov 2026 | 07:03

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