Economia

Apple sola a 5.000 miliardi dopo il crollo del Nasdaq: quanto vale la scommessa di Tim Cook sull’uomo dell’iPhone

Apple sola a 5.000 miliardi dopo il crollo del Nasdaq: quanto vale la scommessa di Tim Cook sull’uomo dell’iPhone

In una sola seduta Nvidia ha perso quasi 450 miliardi di dollari, più di quanto Apple fatturasse in un anno fino al 2025. È così che giovedì 5 novembre Cupertino, pur perdendo 78 miliardi di valore, è rimasta l’unica società quotata al mondo a valerne circa 5.000. Il titolo ha chiuso a 344,17 dollari, in calo dell’1,53%, contro il 5,52% del Nasdaq, la caduta più forte in 19 mesi. 

Nvidia, che nell’ottobre del 2025 era stata la prima a toccare i 5.000 miliardi, ha ceduto il 9,26%. Ora ne vale circa 4.390, oltre 600 meno di Apple.
Alle loro spalle Microsoft vale 3.980 miliardi, Alphabet 3.470 e Amazon 2.810. Tra i titoli quotati negli Stati Uniti vengono poi la taiwanese Tsmc, a 1.830 miliardi, e SpaceX, a 1.680. Meta è a 1.550 miliardi, Broadcom a 1.390 e Tesla a 1.360. In tutto, le società dell’S&P 500 hanno perso circa 3.000 miliardi in un giorno.

Le vendite si sono concentrate sulle aziende che guadagnano dalla costruzione dei data center. L’indice dei semiconduttori di Philadelphia ha perso oltre il 12%, CoreWeave, che affitta capacità di calcolo, quasi il 10%. Nell’ultimo trimestre Nvidia ha ricavato dai data center 89 miliardi su 96,2. Per chi compra i suoi chip, la questione è quanto tempo ci vorrà per recuperare la spesa. Amazon prevede investimenti per circa 220 miliardi nel 2026, mentre nei dodici mesi fino a settembre ha investito 42,4 miliardi di dollari in più di quanto abbia generato con la sua attività.

Dopo la vittoria alla Camera e al Senato, i democratici vogliono portare in Congresso anche la questione del caro bollette. Da gennaio intendono presentare proposte per evitare che la domanda di elettricità dei data center faccia salire i costi per le famiglie e per sottoporre i modelli di intelligenza artificiale più avanzati a verifiche indipendenti. Donald Trump si è opposto a regole obbligatorie per l’AI, ma dal prossimo anno avrà il Congresso contro. Così a Wall Street si cominciano a fare i conti con la possibilità che costruire nuovi centri richieda più tempo, allontanando i ritorni dei mega investimenti progettati.

Quando in aprile Apple ha annunciato il successore di Tim Cook, il consiglio ha scelto all’unanimità l’ingegnere che dirigeva lo sviluppo dell’hardware. John Ternus è in Apple dal 2001, ha lavorato a generazioni di iPhone e Mac e ha contribuito al lancio di iPad e AirPods. Dal 1° settembre è amministratore delegato, mentre Cook è passato alla presidenza esecutiva. La seduta di giovedì aiuta a capire perché Cook possa averci visto giusto. Mentre gli investitori ridimensionano le aspettative sui data center, due terzi del fatturato di Apple vengono da tre prodotti che Ternus conosce da anni.

Dei 478,8 miliardi di dollari fatturati nell’esercizio chiuso a settembre, 254,1 vengono dall’iPhone, cresciuto del 21% grazie soprattutto ai modelli Pro. I Mac hanno portato 37,9 miliardi, il 13% in più, trainati dai portatili. L’iPad è rimasto pressoché fermo a 27,9 miliardi. I servizi sono saliti del 13% nell’intero esercizio, a 123,3 miliardi. La crescita è scesa al 9,8% nel trimestre di settembre, con ricavi comunque al record di 31,6 miliardi. Per Natale Apple si aspetta che la crescita dei ricavi dei servizi rallenti ancora, all’8-9%, contro il 10,7% atteso dagli analisti.

Apple è meno esposta alla corsa ai data center. Per la nuova Siri ha sviluppato i suoi modelli insieme a Google, usando la tecnologia di Gemini. Le richieste vengono elaborate in parte sui dispositivi e in parte sui server di Apple.

Il primo Natale di John Ternus alla guida di Apple è quello dell’iPhone pieghevole e del MacBook Pro con schermo touch. Il Duo è arrivato nei negozi il 23 ottobre e il nuovo MacBook è stato presentato cinque giorni dopo. Il rincaro delle memorie però pesa sui margini. Per il trimestre di Natale Apple prevede un margine lordo tra il 45% e il 46%, in calo dal 47,9% dei tre mesi chiusi a settembre.

6 novembre 2026, 16:00 - Aggiornata il 6 novembre 2026 , 16:05

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